Scissione dei pagamenti – Versamento dell’acconto IVA.

febbraio 2, 2018 scritto da ·

Con la circolare N. 28 /E del 15 dicembre 2017, l’Agenzia delle Entrate fornisce alcuni chiarimenti in merito all’assolvimento, da parte dei soggetti riconducibili nell’ambito soggettivo di applicazione della scissione dei pagamenti di cui all’art. 17-ter del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, dell’obbligo di versamento dell’acconto dell’imposta sul valore aggiunto di cui all’art. 6, comma 2, della L. 29 dicembre 1990, n. 405. Dopo aver premesso che l’obbligo di versamento di un acconto IVA è disciplinato dall’art. 6 della L. 29 dicembre 1990, n. 405, l’Agenzia specifica che tale autonomo versamento, da effettuarsi entro il 27 di dicembre di ciascun anno, si configura quale anticipo del versamento d’imposta dovuto:

–        per i contribuenti “mensili”, in relazione all’ultima liquidazione periodica dell’anno,

–        per i contribuenti “trimestrali”, in relazione al quarto trimestre dell’anno ovvero alla presentazione della dichiarazione annuale (trimestrali c.d. “per opzione”).

I contribuenti devono versare l’acconto secondo un importo non inferiore a quello determinato in applicazione di uno dei seguenti metodi:

1) “storico”: acconto in misura pari all’88 per cento del versamento effettuato o che si sarebbe dovuto effettuare:
a) per il mese di dicembre dell’anno precedente maggiorato dell’eventuale conguaglio che risulta dalla dichiarazione annuale, da parte dei contribuenti che liquidano l’imposta mensilmente (“contribuenti mensili”);
b) per il quarto trimestre dell’anno precedente, da parte dei contribuenti di cui agli artt. 73, comma 1, lettera e), e 74, comma 4, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che liquidano l’imposta con cadenza trimestrale (cd. “trimestrali”);
c) con la dichiarazione annuale dell’anno precedente, da parte dei contribuenti di cui al D.P.R. 14 ottobre 1999, n. 542, che liquidano l’imposta con cadenza trimestrale (cd. “trimestrali per opzione”);

2) “previsionale”: l’acconto è determinato in misura pari all’88 per cento dell’importo:
a) che i contribuenti “mensili” presumono di dover versare per il mese di dicembre dell’anno in corso; b) che i contribuenti “trimestrali” presumono di dover versare per il quarto trimestre dell’anno in corso;
c) che i contribuenti “trimestrali per opzione” presumono di dover versare in sede di dichiarazione relativa all’anno in corso;

3) “effettivo”: i contribuenti possono calcolare l’acconto versando un importo determinato tenendo conto dell’imposta relativa alle operazioni annotate o che avrebbero dovuto essere annotate nei registri di cui agli artt. 23 e 24 del D.P.R. n. 633 del 1972, per il periodo dal 1° al 20 dicembre (per i contribuenti che liquidano con cadenza mensile), ovvero per il periodo dal 1° ottobre al 20 dicembre (per i contribuenti che liquidano con cadenza trimestrale), nonché dell’imposta relativa alle operazioni effettuate nel periodo dal 1° novembre al 20 dicembre, ma non ancora annotate non essendo ancora decorsi i termini di emissione della fattura o di registrazione, al netto dell’imposta detraibile relativa agli acquisti ed alle importazioni annotate nel registro di cui all’art. 25 del citato D.P.R. dal 1° al 20 dicembre, per i contribuenti mensili, ovvero dal 1° ottobre al 20 dicembre, per i contribuenti trimestrali [vedasi la risoluzione del 23 dicembre 2004, n. 157/E].

Con particolare riguardo al versamento dell’acconto IVA da effettuare nell’anno 2017, l’art. 2, comma 4, del DM 27 giugno 2017 stabilisce, con una disposizione di prima applicazione della scissione dei pagamenti e in riferimento al solo metodo storico di determinazione dell’acconto, che per l’anno 2017 i soggetti di cui all’art. 5, comma 01, effettuano il versamento … tenendo conto, nel caso in cui sia determinato sulla base del versamento effettuato nell’anno precedente, dell’ammontare dell’imposta divenuta esigibile, ai sensi del decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 23 gennaio 2015, nel mese di novembre 2017, ovvero, nell’ipotesi di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017.

In caso di applicazione del metodo storico:

– i soggetti che versano l’imposta ai sensi del nuovo comma 1 dell’articolo 5 dovranno operare un ulteriore versamento di acconto determinato sulla base dell’ammontare dell’imposta divenuta esigibile nel mese di novembre 2017 (ovvero, nell’ipotesi di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017 – aggiunta del redattore);

– i soggetti che annotano le fatture ai sensi del comma 1 dello stesso articolo, altresì, dovranno determinare l’acconto sulla base di calcolo come definita per la categoria di contribuenti cui appartengono (mensile, trimestrale, etc.); a tale base dovrà essere aggiunto l’ammontare dell’imposta divenuta esigibile nel mese di novembre 2017 (per i contribuenti con liquidazione mensile), ovvero, in caso di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017.

Per gli altri dettagli si rimanda al testo della circolare.

La Circolare è disponibile al seguente  link

Classificazione delle merci nella nomenclatura doganale

novembre 28, 2017 scritto da ·

Comunicazione in applicazione dell’articolo 34, paragrafo 7, lettera a), punto iii), del regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle decisioni in materia di informazioni vincolanti adottate dalle autorità doganali degli Stati membri in materia di classificazione delle merci nella nomenclatura doganale: in GUUE serie C372 dell’1 novembre 2017, è stato pubblicata la Comunicazione 2017/C 372/01 con cui si forniscono le ultime decisioni adottate dal Consiglio di cooperazione doganale (documento CCD n. NC2373 — relazione della 59a sessione del comitato del sistema armonizzato, «Comitato SA»): relative all’interpretazione della nomenclatura doganale. In seguito a tali decisioni, le autorità doganali devono revocare le decisioni relative a informazioni vincolanti, a decorrere dalla data di pubblicazione della Comunicazione, se diventano incompatibili con l’interpretazione della nomenclatura doganale contenute nella comunicazione in questione.

La Comunicazione è disponibile al seguente link

IVA. Modifiche alla disciplina della scissione dei pagamenti.

novembre 28, 2017 scritto da ·

Ccon la circolare n. 27/E del 07 novembre 2017, l’Agenzia delle Entrate interviene in materia di split payment IVA (ovvero il meccanismo con cui il privato che fattura ad una PA incassa l’importo della fattura al netto dell’IVA, che verrà versata in seguito dall’ente di P.A.), a seguito della riforma avvenuta con il DL 50/2017. In particolare la circolare così sintetizza le novità introdotte dal DL:
. estensione dell’ambito di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti alle operazioni effettuate nei confronti di tutte le pubbliche amministrazioni destinatarie delle norme in materia di fatturazione elettronica obbligatoria di cui all’articolo 1, commi da 209 a 214 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali, nonché delle società quotate incluse nell’indice FTSE MIB (di seguito “PA e Società”);
. applicazione della scissione dei pagamenti ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute ai fini delle imposte sul reddito (i c.d. professionisti);
. possibilità per le PA e Società acquirenti di beni e servizi di anticipare l’esigibilità dell’imposta al momento della ricezione ovvero al momento della registrazione della fattura di acquisto;
. possibilità per le PA e Società acquirenti di beni e servizi di effettuare il versamento diretto dell’imposta dovuta con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile, senza possibilità di compensazione e utilizzando un codice tributo che è stato istituito dalla Risoluzione N. 139/E del 10/11/2017 dell’Agenzia delel Entrate (vedasi news successiva). Ciò, in alternativa, all’annotazione delle fatture di acquisto, oltre che nel registro degli acquisti di cui all’art. 25 del DPR n. 633 del 1972, anche nel registro di cui agli articoli 23 o 24 del predetto DPR, al fine di far confluire l’imposta dovuta nella liquidazione periodica.
Alle novità qui sopra, deve inoltre aggiungersi quella prevista dal DL 148/2017 in fase di conversione che prevede l’estensione della scissione dei pagamenti a tutte le Società controllate, in misura non inferiore al 70 per cento, dalla PA. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze saranno stabilite le modalità di attuazione della disciplina che, pertanto, dal 1° gennaio 2018 riguarderà, sostanzialmente, anche le società controllate, direttamente o indirettamente, dalle Pubbliche Amministrazioni centrali diverse dalla Presidenza del Consiglio e dai Ministeri, dalle Pubbliche Amministrazioni locali diverse da Regioni, Province, Comuni e Unioni di Comuni, nonché gli enti di previdenza, le aziende speciali, gli enti pubblici economici, le fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70 per cento e le società, partecipate in misura non inferiore al 70 per cento, dalle Amministrazioni pubbliche, dalle Autorità indipendenti e dalle Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché dalle loro controllate.

La Circolare è disponibile al seguente link

IVA dovuta dalle pubbliche amministrazioni e società a seguito della scissione dei pagamenti

novembre 28, 2017 scritto da ·

Con la Risoluzione N. 139/E del 10/11/2017, l’Agenzia delle Entrate, per consentire il versamento, mediante i modelli “F24” e “F24 Enti pubblici” (F24 EP), dell’IVA dovuta dalle pubbliche amministrazioni e società, ai sensi dell’articolo 5, comma 01, del D.M. del 23 gennaio 2015, istituisce i seguenti codici tributo e si forniscono le relative istruzioni di compilazione.

Per il modello F24, si istituisce il codice tributo: “6041”, denominato “IVA dovuta dalle PP.AA. e SOCIETA’ identificate ai fini IVA – scissione dei pagamenti per acquisti nell’esercizio di attività commerciali – art. 5, comma 01, D.M. 23 gennaio 2015”.

In sede di compilazione del modello di versamento F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario” esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione nei campi “rateazione/regione/prov./mese rif.” e “anno di riferimento”, del mese e dell’anno d’imposta per cui si effettua il pagamento, rispettivamente, nei formati “00MM” e “AAAA”.

Per il modello F24 EP, si istituisce il codice tributo:
“621E”, denominato “IVA dovuta dalle PP.AA. e SOCIETA’ identificate ai fini IVA – scissione dei pagamenti per acquisti nell’esercizio di attività commerciali – art. 5, comma 01, D.M. 23 gennaio 2015”.

In sede di compilazione del modello “F24 Enti pubblici”:

  • nella sezione “CONTRIBUENTE”, sono indicati il codice fiscale e la 
denominazione/ragione sociale della pubblica amministrazione che effettua il 
versamento;
  • nella sezione “DETTAGLIO VERSAMENTO” sono indicati:
    • nel campo “sezione”, il valore “F” (Erario);
    • nel campo “codice tributo/causale”, il codice tributo;
    • nel campo “riferimento A”, il mese per cui si effettua il pagamento, nel 
formato “00MM”;
    • – nel campo “riferimento B”, l’anno d’imposta per cui si effettua il pagamento, nel formato “AAAA”.

I soggetti diversi da quelli sopra citati effettuano il versamento dell’IVA dovuta in esito alla scissione dei pagamenti, ai sensi dell’articolo 4 del D.M. del 23 gennaio 2015, utilizzando i codici tributo “620E” e “6040”, istituiti con la risoluzione n. 15/E del 12 febbraio 2015, oppure direttamente all’entrata del bilancio dello Stato, con imputazione al capitolo 1203, articolo 12, nel caso di cui al comma 1, lettera c), del citato articolo 4.

La Risoluzione è disponibile al seguente link

 

Nuovi codici tributo per il versamento spontaneo dell’imposta sul valore aggiunto.

novembre 8, 2017 scritto da ·

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Con la risoluzione N. 133/E del 24 ottobre 2017, l’Agenzia delle Entrate ricorda che il comma 6 dell’articolo 50-bis del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, relativa ai depositi fiscali ai fini IVA, a seguito delle modifiche apportate dall’articolo 4, comma 7, del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, ora stabilisce che, nei casi ivi previsti, per l’estrazione dei beni dal deposito IVA l’imposta è dovuta dal soggetto che procede all’estrazione ed è versata in nome e per conto di tale soggetto dal gestore del deposito, che è solidalmente responsabile dell’imposta stessa. Read more

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