Intrastat – Misure di semplificazione degli obblighi comunicativi.

ottobre 9, 2017 scritto da ·

Con provvedimento Prot. n. 194409/2017 del 25 settembre 2017, adottato in forma congiuta dall’Agenzia delle Dogane e l’Agenzia delle Entrate, vengono introdotte alcune semplificazioni relative alla presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. “Intrastat”),
in seguito alla adozione del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19. Le disposizioni del provvedimento in oggetto, le quali si applicano agli elenchi riepilogativi aventi periodi di riferimento decorrenti dal mese di gennaio 2018, interessano gli elenchi riepilogativi relativi:
– agli acquisti di beni;
– agli acquisti di servizi;
– alle cessioni di beni;
– ai servizi resi.
In particolare, per quanto riguarda gli elenchi relativi agli acquisti di beni, viene stabilito che i soggetti che sono obbligati alla trasmissione dei relativi elenchi riepilogativi devono presentare, unicamente a fini statistici, gli elenchi degli acquisti intracomunitari di beni in relazione a periodi mensili, solo se l’ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, maggior o uguale a 200.000 euro. Per gli altri soggetti (diversi da quelli di cui al punto precedente), i dati riepilogativi vengono acquisiti (per fini statistici) direttamente dall’Agenzia delle entrate tramite i vari adempimenti comunicativi e sono resi disponibili all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, all’ISTAT e alla Banca d’Italia.
Per quanto riguarda invece gli elenchi relativi alla cessione di beni, viene stabilito che la compilazione dei dati statistici negli elenchi riepilogativi relativi alle cessioni intracomunitarie di beni è facoltativa per i soggetti che presentano detti elenchi con periodicità mensile ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lett. b) del Decreto 22 febbraio 2010, che non hanno realizzato in alcuno dei quattro trimestri precedenti, cessioni intracomunitarie di beni per un ammontare totale trimestrale uguale o superiore a 100.000 euro.

Il Provvediemnto è disponibile al seguente  link

Misure di semplificazione degli obblighi comunicativi dei contribuenti in relazione agli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. “Intrastat”)

settembre 28, 2017 scritto da ·

Con Provvedimento Prot. n. 194409/2017 del 25/09/2017, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e d’intesa con l’Istituto Nazionale di Statistica, ha emanato  il provvedimento di cui al file PDF allegato, che ha come oggetto: “Misure di semplificazione degli obblighi comunicativi dei contribuenti in relazione agli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. “Intrastat”)” e che si riporta di seguito, per comodità di lettura.

Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali, Dott. Giovanni De Mari, con nota Prot. 0147/GDM/pm informa gli iscritti che nel prossimo numero de “Il Doganalista” sarà pubblicato un ampio commento e saranno analizzate tutte le possibili ricadute operative.

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IL DIRETTORE DELL’AGENZIA
di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e d’intesa con l’Istituto Nazionale di Statistica
In base alle attribuzioni conferite dalle norme riportate nel seguito del presente provvedimento
Dispone

1. Semplificazioni per gli elenchi riepilogativi relativi agli acquisti di beni (Modello INTRA 2bis)
1.1. I soggetti di cui all’articolo 1 del Decreto 22 febbraio 2010 presentano, ai soli fini statistici, gli elenchi riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni con riferimento a periodi mensili, qualora l’ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, uguale o superiore a 200.000 euro.
1.2. Per i soggetti di cui all’articolo 1 del Decreto 22 febbraio 2010 diversi da quelli di cui al punto 1.1., i dati riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni sono acquisiti, ai soli fini statistici, dall’Agenzia delle entrate mediante gli adempimenti comunicativi di cui all’articolo 21 del d.l. n. 78/2010, oppure di cui all’articolo 1 del d.Lgs. n. 127/2015, e resi disponibili all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, all’ISTAT e alla Banca d’Italia.
2. Semplificazioni per gli elenchi riepilogativi relativi agli acquisti di servizi (Modello INTRA 2quater)
2.1. I soggetti di cui all’articolo 1 del Decreto 22 febbraio 2010 presentano, ai soli fini statistici, gli elenchi riepilogativi delle prestazioni di servizi di cui all’articolo 7-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, acquisite presso soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro dell’Unione Europea, con riferimento a periodi mensili, qualora l’ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, uguale o superiore a 100.000 euro.
2.2. Per i soggetti di cui all’articolo 1 del Decreto 22 febbraio 2010, diversi da quelli di cui al punto 2.1, i dati riepilogativi degli acquisti intracomunitari di servizi sono acquisiti, ai soli fini statistici, dall’Agenzia delle entrate mediante gli adempimenti comunicativi di cui all’articolo 21 del d.l. n. 78/2010, oppure di cui all’articolo 1 del d.Lgs. n. 127/2015, e resi disponibili all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, all’ISTAT e alla Banca d’Italia.
2.3. Ai fini della compilazione del campo “Codice Servizio” presente negli elenchi riepilogativi relativi agli acquisti di servizi intracomunitari, occorre far riferimento al quinto livello della classificazione dei prodotti associati alle attività (CPA).
3. Semplificazioni per gli elenchi riepilogativi relativi alle cessioni di beni (Modello INTRA 1bis)
3.1. La compilazione dei dati statistici negli elenchi riepilogativi relativi alle cessioni intracomunitarie di beni è facoltativa per i soggetti che presentano detti elenchi con periodicità mensile ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lett. b) del Decreto 22 febbraio 2010, che non hanno realizzato in alcuno dei quattro trimestri precedenti, cessioni intracomunitarie di beni per un ammontare totale trimestrale uguale o superiore a 100.000 euro.
4. Semplificazioni per gli elenchi riepilogativi relativi ai servizi resi (Modello INTRA 1quater)
4.1. Ai fini della compilazione del campo “Codice Servizio” presente negli elenchi riepilogativi relativi ai servizi intracomunitari resi, occorre far riferimento al quinto livello della classificazione dei prodotti associati alle attività (CPA).
5. Disposizioni finali
5.1 Le disposizioni del presente provvedimento si applicano agli elenchi riepilogativi aventi periodi di riferimento decorrenti dal mese di gennaio 2018.
5.2. Restano ferme, ove compatibili, le disposizioni della Determinazione n. 22778 del 22 febbraio 2010 del Direttore dell’Agenzia delle dogane di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle entrate e d’intesa con ISTAT.

Motivazioni
Il presente provvedimento dà attuazione al terzo periodo dell’articolo 50, comma 6, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427. Tale disposizione prevede – a seguito delle modifiche apportate dall’art. 13, comma 4-quater, del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19 – che vengano definite, di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e d’intesa con l’Istituto Nazionale di Statistica, significative misure di semplificazione degli obblighi comunicativi di cui al primo periodo del comma 6 del medesimo articolo 50. Le misure di semplificazione devono essere finalizzate a garantire anche la qualità e completezza delle informazioni statistiche richieste dai regolamenti dell’Unione europea e ad evitare duplicazioni prevedendo, in particolare, che il numero dei soggetti obbligati all’invio degli elenchi riepilogativi sia ridotto al minimo, diminuendo la platea complessiva dei soggetti interessati e comunque con obblighi informativi inferiori rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente e nel rispetto della normativa dell’Unione europea.
In sostanza, la norma prefigura una razionalizzazione dei flussi informativi Intrastat volta a raggiungere un duplice obiettivo: evitare duplicazioni di adempimenti comunicativi a carico dei contribuenti IVA e ridurre – nel rispetto della normativa UE – le informazioni fiscali e statistiche da trasmettere all’Amministrazione.
Il provvedimento persegue detti obiettivi attraverso le seguenti misure:
˗ abolizione dei modelli INTRA trimestrali relativi agli acquisti di beni e servizi;
˗ valenza esclusivamente statistica dei modelli INTRA mensili relativi agli acquisti di beni e servizi;
˗ per l’individuazione dei soggetti obbligati a presentare gli elenchi relativi agli acquisti di beni e servizi con periodicità mensile, innalzamento della soglia dell’ammontare delle operazioni da 50.000 euro a 200.000 euro trimestrali per gli acquisti di beni, e da 50.000 euro a 100.000 euro trimestrali per gli acquisti di servizi (punti 1.1 e 2.1. del provvedimento).
˗ mantenimento dei modelli INTRA esistenti per le cessioni di beni e di servizi. Per tali operazioni, in particolare, la presentazione con periodicità mensile o trimestrale resta ancorata alla soglia di 50.000 euro prevista dal Decreto 22 febbraio 2010, in conformità alla direttiva 112/2006/CE (art. 263).
˗ innalzamento della soglia “statistica” per gli elenchi relativi alle cessioni di beni. In particolare, la compilazione dei dati statistici negli elenchi mensili relativi alle cessioni di beni è opzionale per i soggetti che non superano i 100.000 euro di operazioni trimestrali;
˗ semplificazione della compilazione del campo “Codice Servizio”, ove presente, attraverso il ridimensionamento del livello di dettaglio richiesto. In particolare, il passaggio dal CPA a 6 cifre al CPA a 5 cifre comporta una riduzione di circa il 50% dei codici CPA da selezionare. Tale misura sarà successivamente accompagnata dall’introduzione di un “motore di ricerca” e di forme di assistenza più mirata, in ausilio degli operatori.
Come richiesto dal terzo periodo del comma 6 citato, il complesso degli interventi relativi agli Intrastat sugli acquisti di beni e servizi determina una sensibile riduzione del numero dei contribuenti coinvolti dall’obbligo di comunicazione degli elenchi riepilogativi.
Le informazioni di rilievo statistico correlate agli acquisti intracomunitari di beni e servizi da parte dei soggetti “trimestrali”, per i quali è stato eliminato l’obbligo di presentazione degli Intrastat, sono ricavate dalla “comunicazione dati fattura”, obbligatoriamente prevista dall’art. 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ovvero dalle fatture elettroniche trasmesse telematicamente ai sensi dell’articolo 1 del d.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127.
L’Agenzia delle Entrate metterà tali informazioni a disposizione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e, per fini statistici, dell’ISTAT e della Banca d’Italia, con frequenza coerente con quella di acquisizione delle comunicazioni dei dati delle fatture ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78.
Resta fermo l’inoltro a ISTAT e Banca d’Italia delle informazioni ricavabili dagli Intrastat “mensili” relativi agli acquisti e alle cessioni di beni e servizi, nonché quelle ricavabili dagli Intrastat “trimestrali” relativi alle cessioni di beni e servizi, con la stessa frequenza e tempestività oggi prevista.
Il nuovo sistema richiede evidentemente che la verifica in ordine al superamento della soglia sia effettuata distintamente per ogni categoria di operazioni. Le soglie operano in ogni caso in maniera indipendente: il superamento della soglia per una singola categoria non incide sulla periodicità relativa alle altre tre categorie di operazioni (ad esempio, se nel corso di un trimestre un soggetto passivo ha realizzato acquisti intracomunitari di beni pari a 300.000 euro e, nel medesimo periodo, ha ricevuto servizi intracomunitari per 10.000 euro, sarà tenuto a presentare mensilmente l’elenco riepilogativo dei soli acquisti intracomunitari di beni, e non quello dei servizi intracomunitari ricevuti).
In virtù di quanto espressamente previsto dal comma 4-quinquies dell’art. 13 del decreto-legge n. 244/2016, come convertito dalla legge n. 17/2017, le disposizioni del presente provvedimento si applicano agli elenchi riepilogativi con periodo di riferimento decorrente dal 1°gennaio 2018.
Restano ferme, ove compatibili, le disposizioni della Determinazione n. 22778 del 22 febbraio 2010 del Direttore dell’Agenzia delle dogane di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle entrate e d’intesa con ISTAT. Analogamente, fatte salve le semplificazioni previste dal presente provvedimento, resta applicabile quanto previsto dal Decreto 22 febbraio 2010.

Riferimenti normativi
Attribuzioni del Direttore dell’Agenzia delle Entrate

˗ Decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e successive modificazioni (articolo 57; articolo 62; articolo 66; articolo 67, comma 1; articolo 68, comma 1; articolo 71, comma 3, lettera a); art. 73, comma 4);
˗ Statuto dell’Agenzia delle Entrate (articolo 5, comma 1; articolo 6, comma 1);
˗ Regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle Entrate (articolo 2, comma 1);
˗ Decreto del Ministro delle Finanze 28 dicembre 2000.

Disciplina normativa di riferimento

˗ Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto;
˗ Direttiva 2008/117/CE del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante modifica alla direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, per combattere la frode fiscale connessa alle operazioni intracomunitarie;
˗ Regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativo alle statistiche comunitarie degli scambi di beni tra Stati membri che abroga il regolamento (CEE) n. 3330/91 del Consiglio;
˗ Regolamento (CE) n. 1982/2004 della Commissione, del 18 novembre 2004, che attua il regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie degli scambi di beni tra Stati membri e abroga i regolamenti (CE) n.1901/200 e (CEE) n. 3590/92 della Commissione;
˗ Regolamento (CE) n. 222/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 638/2004 relativo alle statistiche comunitarie degli scambi di beni tra Stati membri;
˗ Regolamento (UE) n. 91/2010 della Commissione, del 2 febbraio 2010, che modifica il regolamento (CE) n. 1982/2004 che attua il regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie degli scambi di beni tra Stati membri, per quanto riguarda l’elenco delle merci escluse dalle statistiche, la trasmissione delle informazioni da parte dell’amministrazione fiscale e la valutazione della qualità;
˗ Regolamento (UE) n. 96/2010 della Commissione, del 4 febbraio 2010, che modifica il regolamento (CE) n. 1982/2004 che attua il regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie degli scambi di beni tra Stati membri, per quanto riguarda le soglie di semplificazione, gli scambi secondo le caratteristiche delle imprese, le merci e i movimenti particolari e i codici relativi alla natura della transazione;
˗ Articolo 50, comma 6, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, come modificato dall’art. 13, comma 4-quater, del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19;
˗ Articolo 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;
˗ Articolo 1 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127;
˗ Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 22 febbraio 2010 che stabilisce le modalità ed i termini per la presentazione degli elenchi di cui al comma 6 del citato articolo 50.

Atti amministrativi
˗ Nota prot. n. 921728 del 18 settembre 2017, con la quale l’Istituto Nazionale di Statistica ha espresso il proprio parere favorevole;
˗ Determinazione n. 22778 del 22 febbraio 2010 del Direttore dell’Agenzia delle dogane di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle entrate e d’intesa con ISTAT
La pubblicazione del presente provvedimento sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate tiene luogo della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell’articolo 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
Roma, 25/09/2017
IL DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI
Giuseppe Peleggi

IL DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Ernesto Maria Ruffini

Preleva il provvedimento in PDF

 

Agenzia delle Entrate: Risposte a quesiti in materia di versamenti IVA.

settembre 12, 2017 scritto da ·

Con la risoluzione 73/E del 20 giugno 2007, l’Agenzia delle Entrate scioglie i dubbi degli operatori in merito ai soggetti che hanno la possibilità di far slittare il pagamento del saldo Iva al 30 giugno, alla rateazione del debito Iva in caso di versamento differito e alla compensazione con i crediti delle imposte dirette. La risoluzione chiarisce che possono versare l’Iva oltre il 16 marzo anche i soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare. Inoltre, è confermata la possibilità di compensare il debito Iva con i crediti delle imposte dirette che emergono dalla dichiarazione annuale dei redditi e di applicare la maggiorazione dello 0,40% soltanto alla parte del debito non compensata. Viene ammessa anche l’opportunità di versare il saldo Iva annuale fino al 30 luglio: in questo caso, fino al 30 giugno, occorre maggiorare la somma dovuta dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo; su quest’ultimo importo, per il mese di luglio, bisogna calcolare gli ulteriori interessi dello 0,40%.

La seconda precisazione stabilisce che chi si avvale dello slittamento dei termini di versamento può iniziare la rateizzazione a decorrere dal 30 giugno. La risoluzione chiarisce, inoltre, che è sempre possibile compensare, anche in caso di rateazione, e che, come previsto in linea generale, l’incremento dello 0,40% deve essere applicato soltanto all’importo effettivamente da versare al netto della compensazione.

La Risoluzione è disponibile al seguente  link

 

Operazioni di approvvigionamento di prodotti energetici.

settembre 12, 2017 scritto da ·

l’Agenzia delle Dogane e l’Agenzia delle Entrate, con le risoluzioni congiunte 1/D e 69/E del 13 giugno 2007, forniscono alcuni chiarimenti in merito alle procedure doganali e fiscali da mettere in atto per le operazioni di approvvigionamento di prodotti energetici destinati alle navi. Precisazioni vengono fornite anche in merito al regime di non imponibilità Iva applicabile alle operazioni di bunkeraggio.

In particolare, alla luce del II comma dell’articolo 269, Reg. (UE) n. 952/2013, le merci fornite come approvvigionamenti di navi e aeromobili non devono essere vincolate al regime doganale di esportazione, in quanto non riconducibili alla fattispecie regolata da tale regime, se esenti da IVA o da accise, indipendentemente dalla loro destinazione. Tuttavia, l’operatore economico che abbia la necessità di provare l’approvvigionamento ha l’onere di presentare una dichiarazione doganale di esportazione, che però non comporta il vincolo delle merci al regime doganale di esportazione. La presentazione della dichiarazione doganale è richiesta alle seguenti condizioni:

  • forniture riconosciute esenti da IVA o da accise sulla base delle rispettive norme di natura sostanziale;
  • necessità per il soggetto fornitore di comprovare l’avvenuto approvvigionamento.

 

In relazione alle c.d. operazioni di bunkeraggio, le due Agenzia precisano che a decorrere dal 1° maggio 2016 il bunkeraggio non è più considerato, ai fini doganali, un’esportazione. Ciò impedisce di attribuire alle merci fornite come approvvigionamento delle navi la qualificazione di esportazione anche ai fini IVA. A tal proposito, già con la Risoluzione n. 1/E del 2017,  l’Agenzia delle Entrate aveva chiarito che in linea con l’evoluzione normativa ai fini doganali, nonché alla luce dell’orientamento della giurisprudenza europea, rappresentata dalla sentenza della Corte di Giustizia, del 3 settembre 2015, C-526/13, Fast Bunkering, le fattispecie di bunkeraggio debbano essere ricondotte alla previsione di non imponibilità di cui all’art. 8 bis, primo comma, lett. d), del DPR n. 633 del 1972 che opera indipendentemente dalla circostanza che le predette fattispecie costituiscano esportazione agli effetti doganali.

Le Risoluzioni sono disponibili al seguente  link

 

Sistema dell’inversione contabile, chiarimenti in merito alle modifiche introdotte

maggio 28, 2017 scritto da ·

agenzia-entrate

Con la circolare 16/E dell’11 maggio 2017, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al D.lgs. 24 settembre 2015, n. 158, il quale al Titolo II ha introdotto rilevanti modifiche ad alcune disposizioni contenute nel D.lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, che disciplina le sanzioni amministrative in materia di imposte dirette, IVA, e riscossione dei tributi. Ciò nell’ottica di rendere maggiormente coerenti tali sanzioni al principio di proporzionalità, in modo da parametrarle al concreto disvalore dell’illecito commesso dal contribuente e garantire che le condotte connotate da scarsa gravità – da valutare non solamente in termini di danno arrecato all’Erario, ma anche di rilevabilità da parte dell’Amministrazione dell’errore commesso – siano punite in misura più lieve rispetto alle condotte più insidiose e pericolose.
In particolare, l’art. 15, comma 1, lett. f), del decreto, ha modificato le sanzioni amministrative in materia di documentazione e registrazione delle operazioni IVA, previste nell’art. 6 del D.lgs. n. 471 del 1997, intervenendo, soprattutto, nella disciplina sanzionatoria dell’inversione contabile (cd. “reverse charge”). A tale ultimo fine, è stato integrato il comma 2 al fine di estendere la sanzione ridotta già prevista per le violazioni degli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione delle operazioni non imponibili, esenti o non soggette ad IVA (dal 5 al 10 per cento dei corrispettivi non documentati o non registrati, ovvero da euro 250 a euro 2.000 laddove la violazione non rilevi neppure ai fini della determinazione del reddito) anche alle medesime violazioni relative ad operazioni soggette all’inversione contabile. Inoltre, la modifica prevede che sia punito con tali sanzioni il cedente o prestatore (e non più genericamente “chi viola”, come previsto nelle previgente norma).
Invece, con riferimento alle violazioni relative al meccanismo dell’inversione contabile commesse dal cessionario o committente, è stato, riscritto il comma 9-bis e sono stati introdotti tre nuovi commi (9-bis.1, 9-bis.2 e 9-bis.3). Le nuove disposizioni sono entrate in vigore dal primo gennaio 2016 e trovano applicazione, per il principio del favor rei, anche per le violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015 per le quali non siano stati emessi atti che si sono resi “definitivi” anteriormente al primo gennaio 2016 (cfr. circolare 4 marzo 2016, n. 4).
Per quanto riguarda la riforma della disciplina sanzionatoria del sistema dell’inversione contabile (art. 6, comma 9-bis, 9-bis.1, 9-bis.2 e 9-bis.3), l’Agenzia ricorda che l’istituto in questione ha assunto negli ultimi anni sempre maggiore importanza, anche come strumento per contrastare i fenomeni di frode ai fini IVA, sempre più diffusi in alcuni specifici settori di attività. Conseguentemente, il decreto ha introdotto rilevanti modifiche alla disciplina sanzionatoria applicabile alle violazioni di tale istituto, novellando il comma 9-bis e introducendo tre nuovi commi (9-bis.1, 9-bis.2 e 9-bis.3) al fine di creare un sistema maggiormente conforme al principio di proporzionalità e di colpire in modo più grave le violazioni compiute con un intento di evasione o di frode, o che, comunque, comportino l’occultamento dell’operazione o un debito d’imposta, ed in modo più mite le fattispecie irregolari per le quali l’imposta risulta comunque assolta.
I nuovi commi, che si configurano come norme speciali rispetto a quella generale recata dal comma 9-bis, prevedono, infatti, un trattamento sanzionatorio più lieve. In particolare, i commi 9-bis.1 e 9-bis.2, per le ipotesi di “irregolare assolvimento” del tributo, fattispecie in precedenza ricondotte al comma 9-bis, terzo periodo, che stabiliva una sanzione pari al 3% dell’imposta irregolarmente assolta, prevedono una sanzione in misura fissa (da 250 euro a 10.000 euro). Si osserva, poi, che, al fine di superare alcune incertezze interpretative, il legislatore declina puntualmente il concetto di “irregolare assolvimento” del tributo, distinguendo l’ipotesi in cui l’operazione doveva essere assoggettata al meccanismo dell’inversione contabile, ma l’imposta è stata assolta in via ordinaria (comma 9- bis.1), e l’ipotesi in cui l’operazione doveva essere assoggettata ad in via ordinaria ma l’imposta è stata assolta in reverse charge (comma 9-bis.2), prevedendo in tali casi riduzioni di sanzioni (restando inteso che le parti hanno sempre la possibilità di regolarizzare nei termini di legge l’operazione per non incorrere in alcuna sanzione).
Il nuovo comma 9-bis.3 disciplina, invece, le ipotesi di errata applicazione del reverse charge ad operazioni esenti, non imponibili o non soggette ad imposta o inesistenti, disponendo la neutralizzazione degli effetti fiscali ai fini IVA e prevedendo la sanzione compresa tra il cinque e il dieci per cento dell’imponibile (con un minimo di 1.000 euro) solo nei casi di operazioni inesistenti.
I nuovi commi sono coerenti con il principio sancito in più occasioni dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea in relazione al meccanismo del reverse charge, secondo cui le violazioni degli obblighi formali non possono escludere di per sé il diritto alla detrazione del contribuente, pena la violazione del principio di neutralità dell’imposta (Ecotrade, cause riunite C-95/07 e 96/07, Idexx, causa C-590/13; Equoland, causa C-272/2013), cui si è sempre uniformata la Corte di Cassazione (Cass. n. 10819/2010; Cass. 20486/2013; Cass. n. 5072/2015; Cass. n. 7576/2015).
Il legislatore, inoltre, si è preoccupato di meglio definire anche l’ambito di applicazione di tali disposizioni, che, oltre alle ipotesi di inversione contabile di cui agli articoli 17 e 74, commi settimo e ottavo, del D.P.R. n. 633 del 1972, sono state espressamente estese anche alle altre ipotesi di inversione contabile o reverse charge contemplate dalla disciplina IVA, quali le operazioni nel settore dell’agricoltura e le operazioni intracomunitarie. L’Agenzia chiarisce che, pur in assenza di un espresso richiamo, le disposizioni di cui al comma 9-bis sono applicabili anche agli acquisti dalla Repubblica di San Marino e dallo Stato della Città del Vaticano, di cui all’art. 71 del d.P.R. n. 633 del 1972, considerato che il citato art. 71, comma 2, rinvia all’art. 17, secondo comma.

La Circolare  è disponibile al seguente  link

 

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