Laboratori autorizzati a prestare supporto all’Agenzia nei controlli sui sistemi di misura elettrici.

giugno 30, 2017 scritto da ·

Con la circolare 21/D del 13 settembre 2016,. L’Agenzia delle Dogane aveva fissato il termine per consentire ai laboratori in precedenza autorizzati dall’Agenzia di presentare ad Accredia la domanda di accreditamento secondo la norma UNI EN 17020:2012 in 270 giorni. Al riguardo, al fine di consentire ai laboratori che intendono proseguire la propria attività per i fini fiscali di adeguare le proprie procedure alla luce dei chiarimenti intervenuti con la circolare 6/D del 2 maggio 2017, l’Agenzia delle Dogane precisa con la nota prot. 64091 del 31 maggio 2017, che le predette domande dovranno essere presentate entro il termine ultimo del 31 dicembre 2017. Inoltre, ad integrazione della predetta circolare 21/D/2016, viene disposto, altresì, che i moduli Accredia DA-00 e DA-04 della predetta domanda siano trasmessi in copia all’Agenzia delle Dogane nonché all’Area Accise della Direzione di vertice di II livello ed all’UD territorialmente competenti sulla sede del laboratorio, congiuntamente a:

.        A)  curriculum vitae dei tecnici dipendenti del laboratorio che materialmente effettuano le verifiche fiscali presso le officine elettriche (indicati nel documento Accredia DA04);

.        B)  data di assunzione in servizio dei predetti operatori;

.        C)  dichiarazione, resa dal legale rappresentante del laboratorio ai sensi dell’art.47 
del DPR 445/00, che i predetti tecnici sono dipendenti della Società in corso di accreditamento, non sono titolari di partita IVA ed operano esclusivamente per la stessa;

.        D)  elenco degli strumenti campione certificati LAT e dei generatori di carico di proprietà del laboratorio (come risultanti dal libro dei cespiti), aggiornato al fine di soddisfare il requisito di attrezzatura minima a disposizione per ciascun tecnico di cui al par.3.2 della circolare 23/D del 29 dicembre 2015.

Decorso il predetto termine senza che sia pervenuta la copia della domanda completa dei suddetti allegati, l’UD attiverà la procedura per la revoca dell’autorizzazione secondo le indicazioni della più volte citata circolare 21/D/2016. Analogo procedimento è posto in essere qualora, in esito alla predetta domanda, il laboratorio non consegua, per qualsiasi motivo, l’accreditamento per i fini fiscali.

Soltanto i tecnici regolarmente inclusi nell’assetto del laboratorio dichiarato ad Accredia (anche tramite estensione di accreditamento in precedenza conseguito) e relativamente ai quali siano stati preventivamente forniti i documenti di cui ai precedenti punti A, B, C e D potranno essere sottoposti all’esame della perizia operativa nel rispetto delle modalità di prenotazione di cui alla nota prot. 22772 del 28 febbraio 2017.

Resta ferma la facoltà di controllo dell’Agenzia, anche a campione e sulla base dell’analisi dei rischi, relativamente ai laboratori autorizzati e alla perizia dei relativi tecnici dipendenti al fine di garantire il rispetto dei requisiti definiti dall’Amministrazione finanziaria, in particolare con riferimento ad eventuali aspetti che risultassero non coperti dagli accreditamenti conseguiti secondo la norma UNI:EN 17025-2005.

Sempre con riferimento alla sopra richiamata circolare 6/D del 2 maggio 2017, si precisa che il certificato di abbinamento di cui all’allegato 1 della circolare 24/D del 29 dicembre 2015 non rientra nel campo di applicazione della domanda di accreditamento 17020:2012, in quanto è sviluppato meramente in base a calcoli matematici e, pertanto, non è direttamente descrittivo, come per gli altri certificati fiscali, di attività di verifica svolte su sistemi di misura.

La Nota è disponibile al seguente link

Termini per la comunicazione del debito derivante da obbligazione doganale.

giugno 30, 2017 scritto da ·

Con la nota prot. 51424 dell’8 giugno 2017, l’Agenzia delle Dogane fornisce ulteriori precisazioni relative ai termini per la comunicazione del debito derivante da obbligazione doganale, ad integrazione della Circolare 8/D del 19 aprile 2016, derivanti dalla necessità di adeguare la nuova disciplina alle disposizioni del del Codice doganale dell’Unione (Reg. UE n. 952/2013). Si ricorda che la disciplina previgente prevedeva:

  1. a) in caso di obbligazione originata da fatti non aventi rilevanza penale (art. 221.3 del CDC), l’amministrazione decadeva dal diritto di comunicare il debito al contribuente una volta decorsi 3 anni dall’insorgenza dell’obbligazione medesima. Per l’Italia, la Corte di cassazione, con sentenza n. 9773 del 23 aprile 2010, aveva precisato che ai fini della comunicabilità del debito, occorreva che la notizia di reato fosse stata trasmessa all’A.G. entro il triennio; in caso di tardiva comunicazione della notitia criminis, l’azione di accertamento e recupero del credito avrebbe potuto tuttavia proseguire salvo che la parte non avesse eccepito l’intervenuta prescrizione (relativamente all’inoltro della notizia di reato) innanzi al giudice tributario e quest’ultimo avesse confermato tale circostanza in sentenza.
  2. b) in presenza di obbligazione sorta a seguito di illecito a rilevanza penale (art. 221.4 del CDC), l’amministrazione aveva la possibilità di procedere alla comunicazione dell’avviso di pagamento anche dopo il predetto termine triennale, alle condizioni previste dalla normativa vigente nei singoli Stati membri.

Il nuovo codice (art. 103, par. 1) non ha apportato sostanziali modifiche con riferimento al contesto sub a), ma con riguardo alla ipotesi di cui alla lettera b) – obbligazione sorta a seguito di illecito a rilevanza penale – viene ora previsto un minimo di cinque anni ed un massimo di dieci anni come termine utile per la notifica del debito al debitore. Spetta a ciascuno Stato membro di individuare in maniera precisa tale termine all’interno di detto arco temporale. Mancando in Italia un’apposita norma di legge al riguardo, il termine in questione è stato ricondotto, in via amministrativa, a quello minimo previsto dal Regolamento unionale (ossia 5 anni). Inoltre al termine in questione viene conferito al termine medesimo valenza “decadenziale” (e non più prescrizionale, come nella disciplina previgente). Ne consegue pertanto che, a partire dal 1° maggio 2016, anche per i casi interessati da illeciti penali (e indipendentemente dai tempi di comunicazione della notizia di reato all’autorità giudiziaria), è preclusa agli uffici doganali ogni possibilità di notificare il debito e di riscuotere i relativi tributi una volta che sia inutilmente decorso il previsto termine utile.

Per la gestione “intertemporale” di detti ultimi contesti (cioè quelli connessi a procedimento penale) eventualmente pendenti, sorti prima dell’applicazione delle nuove disposizioni unionali, l’Agenzia delle Dogane, con Circolare 8/D del 19/4/2016 aveva provveduto ad impartire agli Uffici territoriali apposite istruzioni con cui, in particolare, è stato disposto di applicare – ratione temporis – per le obbligazioni “accertate” prima del 1° maggio 2016 (“come da processo verbale di constatazione”), la previgente disciplina sia di fonte normativa (in primis, art. 221.4 del CDC) che amministrativa, permanendo in tale quadro di riferimento l’operatività dell’istituto della prescrizione.

A seguito di un ulteriore approfondimento della questione scaturito dall’esame di un caso specifico di applicazione dell’art. 221.4 del CDC affrontato d’intesa con l’Avvocatura Generale dello Stato, si rende ora necessario precisare le sopra richiamate istruzioni anche alla luce del principio fissato, in materia, dalla Corte di Giustizia UE con sentenza del 23/2/2006 relativa al caso C-201/04: con detta pronuncia, i giudici europei hanno in sintesi statuito che una norma che regola l’operatività della decadenza/prescrizione del debito doganale – in quanto norma di natura “sostanziale” – non può essere applicata retroattivamente alle obbligazioni sorte prima della sua effettiva entrata in applicazione, rilevando invece, in questi casi, la “pregressa” pertinente disciplina sostanziale (oltre che le disposizioni “vigenti” di carattere meramente “procedurale”), sebbene l’attività di riscossione dei tributi avvenga successivamente. Secondo l’Agenzia delle Dogane, tale principio deve intendersi valido anche per la trattazione intertemporale dei contesti relativi ad obbligazioni sorte prima dell’entrata in applicazione del nuovo Codice doganale dell’Unione (1° maggio 2016), ai quali deve quindi continuare ad applicarsi la disciplina recata dal CDC, prendendo a riferimento non più il momento dell’“accertamento” dell’obbligazione (come indicato con la citata Circolare 8/D), bensì quello dell’“insorgenza” della stessa.

Per ulteriori dettagli si rinvia alla nota in commento.

La Nota è disponibile al seguente link

Titolare deposito commerciale di prodotti assoggettati ad accisa. Criteri per il rilascio dell’autorizzazione

giugno 30, 2017 scritto da ·

AgenziaDogane

Con la circolare 8/D del 1° giugno 2017, l’Agenzia delle Dogane  illustra le nuove disposizioni relative alla nuova figura del destinatario registrato di cui all’art. 8, comma 1, del D.Lgs. n. 504/95, a seguito delle modifiche apportate dall’art. 1,  lett.b), comma 535, della legge n. 232/2016. La figura in questione rappresenta una particolare qualifica rilasciata dall’Agenzia delle Dogane su istanza dell’operatore interessato che consente al titolare della stessa di ricevere prodotti necessari per lo svolgimento della sua attività economica in regime sospensivo di accisa. La prima precisazione è che l’autorizzazione in questione presuppone un legame durevole tra l’effettivo svolgimento di un’attività economica da parte del soggetto richiedente e la ricezione di prodotti in regime sospensivo, complementare e funzionale all’esercizio della prima. E’ altrettanto necessario che il soggetto disponga di un deposito adeguato alla ricezione dei prodotti avendo riguardo anche alla separazione e contabilizzazione dei vari prodotti soggetti ad accisa.

Per quanto riguarda i requisiti soggettivi per poter ottenere la relativa autorizzazione, la circolare precisa che il richiedente non deve né essere stato condannato per reati di natura tributaria, finanziaria e fallimentare, né deve essere incorso in procedure concorsuali nel quinquennio antecedente la richiesta. Inoltre, non gli devono essere state comminate sanzioni amministrative per violazioni relative all’accisa, all’imposta sul valore aggiunto e ai tributi doganali.

Ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione, il richiedente deve costituire una garanzia pari all’intera accisa gravante sui prodotti movimentati in regime sospensivo, unitamente alla separata contabilizzazione dei prodotti sottoposti al regime sospensivo rispetto a quelli assoggettati ad accisa. Altri obblighi a carico del destinatario registrato sono quello della tracciabilità e rendicontazione della merce ricevuta. Per la precisione, entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di arrivo dei prodotti, il destinatario deve redigere un prospetto riepilogativo delle merci ricevute, salvo che non abbia optato per la presentazione telematica dei dati. Modalità, quest’ultima, obbligatoria e necessaria anche per l’invio delle movimentazione dei prodotti ricevuti ed al debito d’imposta.

Infine, insieme alla contabilizzazione occorre che l’operatore tenga il registro di carico e scarico, nonché gli obblighi connessi alle relative movimentazioni, incluso l’invio telematico dei dati contabili.

 

La Circolare è disponibile al seguente link

Classificazione delle merci nella nomenclatura doganale.

maggio 13, 2017 scritto da ·

Comunicazione in applicazione dell’articolo 34, paragrafo 7, lettera a), punto iii), del regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle decisioni in materia di informazioni vincolanti adottate dalle autorità doganali degli Stati membri in materia di classificazione delle merci nella nomenclatura doganale: nella Gazzetta Ufficiale dell’UE serie C128 del 22 aprile 2017 è stata pubblicata una Comunicazione della Commissione Europea recante l’elenco delle Informationi Tariffarie Vincolanti (ITV) da considerare revocate in quanto divenute incompatibili con l’interpretazione della nomenclatura doganale a seguito dell’adozione, da parte del comitato del sistema armonizzato (documento CCD n. NC2304 – relazione della 58a sessione), di nuove decisioni di classificazione, pareri in materia di classificazione o modifiche delle note esplicative della nomenclatura del sistema armonizzato di designazione e codificazione delle merci adottati dal Consiglio di cooperazione doganale.
 La Comunicazione è disponibile al seguente  link

Approvazione di luoghi ai sensi dell’articolo 139 del Regolamento (UE) n. 952/2013 e 115 del Regolamento delegato (UE) n. 2446/2015

maggio 3, 2017 scritto da ·

Con la nota prot. 31744/RU del 28 marzo 2017, l’Agenzia delle Dogane, nel rispondere ad un quesito posto da una Direzione Territoriale, precisa che l’approvazione dei luoghi rientra nel novero delle decisioni adottate dall’autorità doganale, tenuto conto che, al punto A6 della circolare n. 8/D/2016, si indica espressamente come prevalenti le disposizioni dettate dalla regolamentazione doganale su analoghe norme interne in materia di individuazione dei termini e dei responsabili dei procedimenti amministrativi di competenza dell’Agenzia delle dogane ai sensi degli articoli 2 e 4 della legge 241/90. Di conseguenza viene prospettata l’applicazione delle norme in materia di procedimento amministrativo previste dall’art. 22 del Reg. (UE) 952/2013 (d’ora in poi CDU) per le decisioni unionali

In proposito, va rilevato che con la circolare 8/D/2016, punto A6, si è espresso il principio di carattere generale della prevalenza della regolamentazione unionale rispetto a quella nazionale (L.241/90 e relativo regolamento dell’Agenzia prot. 18612/RI del 1/07/2010) per i soli provvedimenti amministrativi disciplinati dal sopracitato articolo 22 del CDU (cosiddette “ customs decisions”). Il provvedimento di approvazione dei luoghi nella forma dell’autorizzazione, non essendo stato inserito tra le decisioni doganali di cui all’Allegato A, Titolo I e Capitolo I, del Regolamento delegato (UE) n. 2446/2015 ed all’art. 2 del Regolamento di Esecuzione (UE) N. 2447/2015, va considerato atto autorizzatorio al quale applicare le disposizioni nazionali stabilite per il procedimento amministrativo.

A conferma di tale orientamento si richiamano le linee guida unionali riguardanti l’entrata delle merci nel territorio doganale, con le quali, al par. 2.2 della Sezione D, relativo a luoghi approvati, si chiarisce che ogni Stato membro può definire a sua discrezione i dati necessari per l’istanza e per l’autorizzazione in esame a condizione che tali dati siano sufficienti a garantire l’applicazione delle norme giuridiche più rilevanti previste per l’istituto in esame.

E’ evidente, quindi, che tale autorizzazione è stata considerata nel nuovo assetto normativo come un’autorizzazione nazionale; pertanto, si ritengono nel caso applicabili, ai fini del procedimento amministrativo, le norme prescritte dalla legge 241/1990 invece di quelle stabilite dall’art. 22 del CDU.

Per l’attuazione della predetta disposizione normativa si farà riferimento alle modalità previste dal sopracitato Regolamento per l’individuazione dei termini e dei responsabili dei procedimenti amministrativi di competenza dell’Agenzia delle dogane, ai sensi degli articoli 2 e 4 della L. 7 agosto 1990, n.241 adottato con la citata nota prot. 18612/RI del 1/07/2010.

Nelle more dell’adeguamento del predetto regolamento attualmente in corso da parte della competente Direzione centrale personale ed organizzazione, si specifica, altresì che, tenuto conto degli adempimenti che gli Uffici periferici dovranno espletare per l’istruttoria dell’autorizzazione in parola, si ritiene applicabile per la conclusione di tale procedimento il termine di 60 giorni dalla data di presentazione della domanda, conformemente a quanto già previsto per le previgenti autorizzazioni alla procedura di domiciliazione.

La Nota è disponibile al seguente  link

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