Depositi fiscali di prodotti energetici.

dicembre 20, 2017 scritto da ·

BENZINA: VOLA A RECORD 1,613 EURO;CONSUMATORI INSORGONO

Con la circolare 14/D del 4 dicembre 2017 l’Agenzia delle Dogane fornisce aòlcuni chiarimenti sull’art. 23 del D.Lgs. n.504/95, a seguito della sua riformulazione ad opera della lett. e), comma 535, dell’art. 1 della legge 11.12.2016, n.232, ispirata a esigenze di rafforzamento del contrasto e prevenzione dell’evasione fiscale.

La norma attua inoltre quanto previsto dalla Direttiva 2008/118/CEE del Consiglio del 16.12.2008, che all’art. 16, par. 1, ha statuito che l’apertura e l’esercizio di un deposito fiscale sono subordinati ad autorizzazione, previa sussistenza delle condizioni individuate dallo Stato membro per impedire qualsiasi forma di abuso. Tale previsione comunitaria, già recepita nel nostro ordinamento dall’art. 5 del D.Lgs. n.504/95, viene implementata dall’art. 23 che fissa una serie di rigidi criteri, soggettivi ed oggettivi, per il rilascio dell’autorizzazione che vengono illustrate dalla circolare in commento.

Viene innanzitutto confermato il procedimento semplificato per gli impianti di produzione discendendo il loro riconoscimento quali depositi fiscali dalla fonte primaria in ragione dell’effettuazione di operazioni di fabbricazione, trasformazione o lavorazione di prodotti sottoposti ad accisa. Trattasi di impianti identificati dai peculiari cicli di lavorazione e processi industriali in essi eseguiti (raffinerie ed impianti petrolchimici), che comprendono in particolare le operazioni rientranti fra i “trattamenti definiti” previsti dalla nota complementare 4 del capitolo 27 della nomenclatura combinata, o dalla fabbricazione di determinati prodotti sottoposti ad accisa (altri stabilimenti di produzione). Gli altri stabilimenti di produzione di cui alla lett. a) sono qualificati come tali solo se effettivamente vengono ottenuti prodotti energetici per i quali è previsto uno specifico livello di accisa (art. 21, comma 2), od i restanti prodotti energetici (art. 21, comma 3) nonché ogni altro prodotto od idrocarburo (art. 21, commi 4 e 5) ove sottoposti a tassazione per equivalenza in relazione all’uso come carburanti per motore o combustibili per riscaldamento.

Laddove la gestione dell’impianto in regime di deposito fiscale ex comma 1 dell’art. 23 sia consentita per l’effettuazione di determinati produzioni, queste devono realmente caratterizzare l’attività svolta nello stesso.

E’ necessario, in via generale, accertare la rispondenza tra attività produttiva che abilita a richiedere la gestione dell’impianto in deposito fiscale ed operazioni realmente eseguite nel deposito autorizzato onde impedire, mediante un utilizzo distorto della disposizione in esame, condotte che mirano ad eludere l’applicazione delle norme più stringenti riservate ai depositi commerciali.

La mancanza o comunque l’esecuzione in via residuale di lavorazioni a fronte di una contestuale, prevalente, attività di detenzione e commercializzazione di prodotti energetici non utilizzati come materie prime comporta il venir meno dei caratteri di stabilimento di produzione (es. gli impianti di preparazione di emulsioni di cui all’art. 21-bis del D.Lgs. n. 504/95 o di additivi per prodotti energetici, produzioni di norma effettuate in regime di deposito fiscale, dove non si eseguono siffatte lavorazioni o si effettuano in via residuale rispetto ad altre movimentazioni e che opera, di fatto, come deposito commerciale di carburanti).

Parimenti non sono considerati stabilimenti di produzione gli impianti nei quali vengono fabbricati solo prodotti non soggetti ad accisa per i quali trova applicazione il D.M. n. 322/95 né possono essere qualificati come tali quelli nei quali l’attività produttiva è limitata ad operazioni nel corso delle quali si ottengono, in via accessoria, piccole quantità di prodotti energetici.

Al contrario, per i depositi commerciali di prodotti energetici la possibilità di istituire un deposito fiscale richiede l’adozione da parte dell’Ufficio delle dogane di un’espressa autorizzazione fondata sulla riscontrata esistenza di determinati presupposti e, per gli impianti al di sotto di una prefissata capacità di stoccaggio, anche di specifiche condizioni legittimanti. Relativamente ai depositi commerciali di GPL di capacità non inferiore a 400 metri cubi ed ai depositi commerciali di altri prodotti energetici di capacità non inferiore a 10.000 metri cubi (cosiddetti “depositi soprasoglia”), il comma 3 dell’art. 23 subordina l’autorizzazione a ricevere, detenere e spedire prodotti in sospensione da accisa alla sussistenza di effettive necessità operative e di approvvigionamento dell’impianto. Entrambe le categorie di depositi di stoccaggio sono state individuate quali infrastrutture energetiche strategiche dall’art. 57, comma 1, lett. d) e lett. e) del D.L. n. 5/2012 convertito, con modificazioni, in legge n. 35/2012.

Per i depositi commerciali di GPL di capacità inferiore a 400 metri cubi e per i depositi commerciali di altri prodotti energetici di capacità inferiore a 10.000 metri cubi (cosiddetti “depositi sottosoglia”) la richiesta di gestione in regime di deposito fiscale comporta invece un esame su più ampia scala: oltre i presupposti delle necessità operative e di approvvigionamento dell’impianto, occorre constatare che ricorra almeno una delle condizioni declinate dal comma 4 dell’art. 23.

In primo luogo, va verificato che la detenzione di prodotti sottoposti ad accisa in regime sospensivo è funzionale all’esercizio dell’attività espletata dal deposito e trova rispondenza nell’operatività dello stesso che richiede la ricezione e spedizione dei prodotti in tale posizione fiscale.

Tra le innovazioni introdotte dal novellato art.23, figura un gruppo di disposizioni (commi da 6 a 11) dedicato alla puntualizzazione dei requisiti soggettivi che l’esercente deve possedere, la cui mancanza o perdita costituisce, rispettivamente, causa di diniego della richiesta di autorizzazione (depositi commerciali) o di licenza di esercizio (stabilimenti di produzione), di sospensione dell’istruttoria per il loro rilascio, di sospensione o di revoca del provvedimento autorizzativo emesso.

Per ulteriori dettagli si rimanda al testo della circolare.
La Circolare è disponibile al seguente  link

Sistema degli operatori registrati REX. Istruzioni procedurali e linee guida per la registrazione degli operatori nazionali

novembre 28, 2017 scritto da ·

Con la circolare 113/D del 16.11.2017, l’Agenzia delle Dogane illustra il nuovo sistema degli esportatori registrati “REX”, per il Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG), disposto dal Regolamento di Esecuzione (UE) 2447/2015 e del quale è prevista un’applicazione graduale nel corso del periodo transitorio dal 1 ° gennaio 2017 al 30 giugno 2020.

Il sistema REX è utilizzato anche per la certificazione dell’origine nel quadro di Accordi commerciali preferenziali.
Tale sistema semplifica le procedure doganali di esportazione, consentendo agli esportatori registrati di certificare l’origine preferenziale con una dichiarazione su fattura o su altro documento commerciale.

Una volta assegnato, il numero REX è unico e l’esportatore registrato lo utilizza per tutte le sue esportazioni, sia con riferimento agli Accordi preferenziali che prevedono l’applicazione di questo sistema sia in ambito SPG.
Gli artt. da 78 a 111 del Reg. 2447/2015 disciplinano l’applicazione del sistema nel contesto SPG mentre l’art. 68, par. 1, del medesimo Regolamento, come modificato dal Regolamento di Esecuzione (UE) 989/2017, prevede la registrazione degli esportatori UE, nel medesimo sistema, anche al fine di utilizzarne le peculiarità al di fuori del SPG. In particolare, nel caso di Accordi preferenziali tra UE e Paesi terzi, la dichiarazione di origine deve essere resa esclusivamente da un esportatore registrato, in conformità alla legislazione dell’UE.

La citata previsione è concretamente applicabile all’Accordo UE/Canada (rif. art. 19 del Protocollo Origine CETA). Detto Accordo prevede che un documento relativo all’origine potrà essere compilato, fino alla conclusione del periodo di deroga (31 dicembre 2017), previsto dal par. 5 del citato art. 68 RE, da un esportatore non ancora registrato nel sistema REX, a condizione che quest’ultimo abbia lo status di esportatore autorizzato nell’Unione. Dopo tale data, ai fini dell’applicazione del CETA è obbligatoria la registrazione degli esportatori UE nel sistema REX.

La circolare in questione fornisce specifiche indicazioni per la corretta e uniforme gestione del nuovo sistema, in considerazione sia delle disposizioni contenute nel Reg. 2447/2015, come modificato dal successivo Regolamento di Esecuzione (UE) 989/2017, sia delle indicazioni contenute nel documento TAXUD (Orientamenti sul sistema degli esportatori registrati REX), diramato dalla Commissione Europea e disponibile sul sito internet dell’Agenzia, nella sezione “Codice Doganale dell’Unione – CDU”.

La circolare precisa innanzitutto che qualsiasi esportatore, fabbricante o commerciante di merci originarie o ri-speditore di merci, stabilito nel territorio della UE ha diritto di chiedere alle autorità doganali competenti di essere registrato nel sistema REX (il relativo modello di domanda è allegato alla circolare), a condizione che possa produrre, in qualsiasi momento, a richiesta delle stesse autorità doganali, adeguate prove circa l’origine preferenziale autocertificata dei prodotti che intende esportare o rispedire.

In particolare, una società UE che ha sede in uno Stato membro e locali commerciali o magazzini nel territorio di un altro Stato membro può richiedere la registrazione REX in uno qualsiasi dei citati Stati membri (o in entrambi se le differenti società hanno anche un diverso codice EORI). Una società già registrata in uno Stato membro con il proprio codice EORI, non può chiedere la registrazione in un altro Stato membro con lo stesso codice.

L’esportatore può richiedere la registrazione alle autorità competenti del Paese in cui è stabilito o dove ha la sua sede sociale e amministrativa. L’esportatore registrato deve essere in grado di presentare in qualsiasi momento, a richiesta delle autorità doganali, tutti i documenti idonei a dimostrare il carattere originario dei prodotti esportati; le stesse autorità possono effettuare verifiche finalizzate al controllo della contabilità dell’esportatore e del processo di fabbricazione dei prodotti; copia delle dichiarazioni di origine e dei relativi documenti giustificativi devono essere conservati per almeno tre anni o per un periodo più lungo in base a quanto stabilito negli accordi preferenziali. Tale periodo decorre dalla fine dell’anno civile in cui sono state redatte le dichiarazioni sull’origine, salvo quanto diversamente previsto nei singoli accordi commerciali preferenziali.

La circolare fornisce anche alcune precisazioni riguardo la procedura da adottare per la registrazione degli esportatori nazionali nel sistema rex (art. 68, art. 80, art. 86, Reg. 2447/2015), per le quali si rimanda al testo della circolare. L’Agenzia inoltre segnala l’attivazione di un servizio di assistenza helpdesk al quale potranno essere indirizzate eventuali richieste o quesiti di natura tecnica o giuridico-procedurale concernenti il sistema REX.

La Circolare è disponibile al seguente  link

Intrastat – Misure di semplificazione degli obblighi comunicativi.

ottobre 9, 2017 scritto da ·

Con provvedimento Prot. n. 194409/2017 del 25 settembre 2017, adottato in forma congiuta dall’Agenzia delle Dogane e l’Agenzia delle Entrate, vengono introdotte alcune semplificazioni relative alla presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. “Intrastat”),
in seguito alla adozione del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19. Le disposizioni del provvedimento in oggetto, le quali si applicano agli elenchi riepilogativi aventi periodi di riferimento decorrenti dal mese di gennaio 2018, interessano gli elenchi riepilogativi relativi:
– agli acquisti di beni;
– agli acquisti di servizi;
– alle cessioni di beni;
– ai servizi resi.
In particolare, per quanto riguarda gli elenchi relativi agli acquisti di beni, viene stabilito che i soggetti che sono obbligati alla trasmissione dei relativi elenchi riepilogativi devono presentare, unicamente a fini statistici, gli elenchi degli acquisti intracomunitari di beni in relazione a periodi mensili, solo se l’ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, maggior o uguale a 200.000 euro. Per gli altri soggetti (diversi da quelli di cui al punto precedente), i dati riepilogativi vengono acquisiti (per fini statistici) direttamente dall’Agenzia delle entrate tramite i vari adempimenti comunicativi e sono resi disponibili all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, all’ISTAT e alla Banca d’Italia.
Per quanto riguarda invece gli elenchi relativi alla cessione di beni, viene stabilito che la compilazione dei dati statistici negli elenchi riepilogativi relativi alle cessioni intracomunitarie di beni è facoltativa per i soggetti che presentano detti elenchi con periodicità mensile ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lett. b) del Decreto 22 febbraio 2010, che non hanno realizzato in alcuno dei quattro trimestri precedenti, cessioni intracomunitarie di beni per un ammontare totale trimestrale uguale o superiore a 100.000 euro.

Il Provvediemnto è disponibile al seguente  link

Esercenti depositi fiscali di prodotti energetici denaturati destinati alla navigazione marittima.

settembre 12, 2017 scritto da ·

Esercenti depositi fiscali di prodotti energetici denaturati destinati alla navigazione marittima già operanti quali destinatari registrati in vigenza del D.M. 577/95. Controlli sulla circolazione e sul deposito: con la circolare 10/D del 23 giugno 2017, l’Agenzia delle Dogane, nel richiamare la circolare 11/D del 29 aprile 2016, fornisce ulteriori indirizzi applicativi al D.M.15 dicembre 2015, n.225, in particolare per quanto riguarda la prescrizione secondo cui gli esercenti riconosciuti come destinatari registrati in vigenza della disciplina applicativa del D.M.577/95, ai quali era stata accordata la possibilità di effettuare rifornimenti sia di prodotti denaturati, mediante autocisterne, che di oli lubrificanti, possono continuare la predetta attività quali depositari autorizzati, a condizione che siano in possesso dei requisiti soggettivi ed oggettivi prescritti per il rilascio dell’autorizzazione.
La precedente circolare 11/D del 29 aprile 2016 aveva disposto per comprovate eccezionali necessità operative e di approvvigionamento, che i predetti soggetti erano stati autorizzati dai competenti uffici doganali a ricevere, in qualità di destinatari registrati, gasolio denaturato dai depositi fiscali mittenti per la successiva destinazione ai bunkeraggi, per l’impiego agevolato ai sensi del punto 3 della tabella A allegata al D.lgs. 504/95. La precisazione fornita dalla nuova circolare consiste nel fatto che tale operatività negli approvvigionamenti continua ad essere consentita anche a seguito del rilascio ai predetti esercenti, laddove ne ricorrano i presupposti, dell’autorizzazione ad operare in regime di deposito fiscale.
Ne consegue, pertanto, che il trasferimento di gasolio denaturato secondo la formula di denaturazione di cui all’art.2, comma 2 del predetto D.M.225/15, la quale, dal 1° gennaio 2019, sarà obbligatoria per tutti gli impieghi di navigazione marittima che non danno luogo a versamento di accisa in applicazione della determinazione direttoriale prot.124230 del 15 novembre 2016, può essere effettuata tra depositi fiscali con la scorta dell’e-AD nel rispetto delle prescrizioni di cui alla determinazione direttoriale prot.158235 del 7 dicembre 2010.
Per ulteriori dettagli si rinvia al testo della circolare.

La Circolare è disponibile al seguente  link

 

Il Jobs Act autonomi è legge

maggio 15, 2017 scritto da ·

“Il Jobs Act degli autonomi colma almeno in parte un ritardo non più tollerabile sia per ragioni di ordine propriamente costituzionale sia per quelle di natura economica, politica e sociale. Per la prima volta, in un provvedimento dai contenuti circoscritti, ma pur sempre organico e dotato di una visione di insieme, il Legislatore prende atto della necessità di occuparsi del lavoro professionale, del rilievo socioeconomico del comparto, della strategicità dell’investimento nei confronti di quella parte del mondo produttivo che si dimostra sempre più spesso come la più idonea a favorire processi di innovazione e di sviluppo della cd. economia della conoscenza. Così Marina Calderone, Presidente del Comitato Unitario delle Professioni, ha commentato il via libera definitivo del Parlamento alle “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale”, il provvedimento approvato il 10 maggio in Senato con 158 voti favorevoli e diventato legge dopo 15 mesi dal varo del Consiglio dei Ministri.

La linea di intervento intrapresa dalla riforma del lavoro autonomo rappresenta per la Presidente “un primo segno di attenzione verso forme di lavoro non subordinato gravemente colpite dalla crisi economica” e “pone le basi per un successivo intervento legislativo a favore dell’equo compenso. Insieme alla deducibilità delle spese per la formazione dei professionisti, il CUP vede con favore anche la riaffermazione, all’interno del ddl, del principio di sussidiarietà che può favorire un processo di affiancamento e di progressiva sostituzione dei professionisti a branche dell’amministrazione pubblica sempre meno in grado di garantire soglie alte di qualità dei servizi e/o di protezione dei diritti dei cittadini.

Il Governo, in sede d’esame al Senato sul disegno di legge recante misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato (AS 2233-B), ha accolto l’ordine del giorno del Senatore Maurizio Sacconi impegnandosi a tutelare l’equo compenso delle libere professioni.

Sacconi ha infatti invitato il Legislatore a valutare la possibilità di prevedere parametri, ai fini di informazioni al mercato, di determinazione del compenso dovuto ai lavoratori indipendenti, tenuto conto dei principi e dei vincoli derivanti in materia dall’ordinamento dell’Unione europea, nonché a valutare l’opportunità e la praticabilità dell’introduzione di un compenso minimo per il lavoro dipendente, tenuto conto degli orientamenti già espressi in materia dal Parlamento in sede di esame della delega lavoro (legge n. 183 del 2014).

Leggi il Comunicato Stampa CUP

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