Visita parziale delle merci ed estensione dei risultati a merci identiche comprese in dichiarazioni in dogana precedenti

aprile 28, 2014 scritto da ·

Con la sentenza della Terza Sezione del 27 febbraio 2014 resa nella causa C-571/12, la Corte di Giustizia dell’UE chiarisce la portata degli articoli 70 e 79 del Codice Doganale Comunitario (Reg. CEE n. 2913/92 del Consiglio del 12 ottobre 1992). L’art. 70, paragrafo 1, in particolare, deve essere interpretato nel senso che, qualora merci oggetto di un’«unica dichiarazione» siano controllate dall’autorità doganale durante il periodo che precede la concessione dello svincolo, le dogane non possono estendere i risultati di una visita parziale delle merci comprese in una dichiarazione in dogana a merci indicate in dichiarazioni in dogana precedenti a cui la medesima autorità abbia già concesso lo svincolo.

L’articolo 78 CDC inceve deve essere interpretato nel senso che l’autorità doganale può estendere i risultati della visita parziale delle merci comprese in una dichiarazione in dogana, effettuata a partire da campioni prelevati da queste ultime, a merci comprese in dichiarazioni precedenti effettuate dal medesimo dichiarante in dogana, che non sono state, e non possono più essere, oggetto di tale visita essendo già stato concesso lo svincolo, qualora tali merci siano identiche, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.

Allegati: Corte – 2014 – Causa C571_12 – Sentenza – 6.12.2012

Unione doganale e tariffa doganale comune- Accordo euromediterraneo con l’Egitto

aprile 14, 2014 scritto da ·

Con sentenza della Terza Sezione del 6 febbraio 2014, la Corte di Giustizia UE fornisce una interpretazione dell’articolo 20 del protocollo n. 4 dell’accordo euromediterraneo UE-Egitto, firmato a Lussemburgo il 25 giugno 2001 ed approvato con la Decisione 2004/635/CE del Consiglio, del 21 aprile 2004. Read more

Origine delle merci: nuova sentenza dalla Corte

marzo 17, 2014 scritto da ·

Con Sentenza della Sesta Sezione del 12 dicembre 2013 (Causa C-116/12), la Corte di Giustizia dell’UE ha chiarito la portata degli articoli 29 e 32 del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992 (Codice doganale comunitario), precisando che la loro applicazione si estende anche alla determinazione del valore in dogana di merci importate sulla base di un contratto che, sebbene qualificato come contratto di vendita, si rivela essere, in realtà, un contratto di lavorazione o di trasformazione. Nell’ambito di tale determinazione, non rileva sapere se le operazioni di lavorazione o di trasformazione soddisfino i requisiti fissati all’articolo 24 di tale regolamento al fine di considerare le merci di cui trattasi come originarie del paese in cui tali operazioni sono avvenute.

Gli articoli in questione inoltre, devono essere interpretati nel senso che deve essere preso in considerazione, nella determinazione del valore in dogana, il valore della restituzione all’esportazione della quale abbia beneficiato una merce e che sia stata ottenuta attuando una pratica consistente nell’applicazione di disposizioni del diritto dell’Unione al fine di trarne abusivamente profitto.

Allegati:

Corte – 2014 – Causa C116_12 – Domada pronuncia – 5.3.2012

Corte – 2014 – Causa C116_12 – Sentenza – 12.12.2013

Importazione di fibre sintetiche dalla Nigeria nell’Unione europea : sentenza dalla Corte di Giustizia UE

febbraio 3, 2014 scritto da ·

Nel pronunciarsi su domanda di pronuncia pregiudiziale presentata dal Finanzgericht München (Causa C-175/12), la Corte di Giustizia dell’UE, decima sezione, con sentenza del 24 ottobre 2013 ha precisato che l’articolo 889, paragrafo 1, primo comma, secondo trattino, del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, come da ultimo modificato dal regolamento (CE) n. 214/2007 della Commissione, del 28 febbraio 2007, deve essere interpretato nel senso che è sempre possibile presentare una domanda di rimborso di dazi qualora un regime tariffario preferenziale sia stato chiesto e concesso all’atto dell’immissione in libera pratica delle merci e solo successivamente, nel quadro di una verifica a posteriori intervenuta dopo la scadenza del regime tariffario preferenziale e il ripristino del dazio normalmente dovuto, le autorità dello Stato di importazione abbiano proceduto alla riscossione della differenza rispetto al dazio doganale applicabile alle merci originarie di paesi terzi.

Gli articoli 16, paragrafo 1, lettera b), e 32 del protocollo n. 1 dell’allegato V dell’accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall’altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 e approvato a nome della Comunità con la decisione 2003/159/CE del Consiglio, del 19 dicembre 2002, devono essere interpretati nel senso che, ove risulti, durante un controllo a posteriori, che sul certificato di circolazione delle merci EUR.1 sia stato apposto un timbro non corrispondente al facsimile trasmesso dalle autorità dello Stato d’esportazione, le autorità doganali dello Stato d’importazione possono rifiutare tale certificato e restituirlo all’importatore per consentirgli di ottenere il rilascio di un certificato a posteriori sulla base dell’articolo 16, paragrafo 1, lettera b), di tale protocollo invece di avviare la procedura prevista all’articolo 32 di detto protocollo.

Gli articoli 16, paragrafi 4 e 5, e 32 del suddetto protocollo n. 1 vanno interpretati nel senso che le autorità di uno Stato d’importazione non possono rifiutarsi di accettare, in quanto certificato di circolazione delle merci EUR.1 rilasciato a posteriori ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, di tale protocollo, un certificato di circolazione delle merci EUR.1 che, pur essendo conforme in tutti gli altri elementi ai requisiti delle disposizioni del medesimo protocollo, rechi, nella casella «Osservazioni», non la dicitura specificata al paragrafo 4 di tale disposizione, ma una dicitura che, in conclusione, deve essere interpretata nel senso che il certificato di circolazione delle merci EUR.1 è stato rilasciato in applicazione dell’articolo 16, paragrafo 1, di tale protocollo. In caso di dubbi relativi all’autenticità di tale documento o al carattere originario dei prodotti interessati, tali autorità sono tenute ad avviare la procedura di controllo prevista all’articolo 32 di detto protocollo.

Allegati:

Corte – 2014 – Causa C175_12 – Domanda di pronuncia – 13.04.2012

Corte – 2014 – Causa C175_12 – Sentenza – 24.10.2012

Il furto di merci dai depositi doganali comporta la nascita dell’obbligazione doganale all’importazione con il pagamento dei dazi e dell’IVA

ottobre 28, 2013 scritto da ·

Nel pronunciarsi su una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte di Cassazione francese, la Corte di Giustizia dell’UE con sentenza della Seconda Sezione dell’11 luglio 2013, fornisce una interpretazione degli articoli 206 del regolamento n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario, e 71 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto. Il caso riguardava il furto di merci collocate in regime di deposito doganale.

L’articolo 203, paragrafo 1, del codice doganale comunitario, come modificato dal regolamento (CE) n. 1791/2006 del Consiglio, del 20 novembre 2006, va interpretato secondo la Corte nel senso che un furto di merci sottoposte al regime di deposito doganale costituisce una sottrazione di dette merci ai sensi di tale disposizione, facendo nascere un’obbligazione doganale all’importazione, e che l’articolo 206 di detto regolamento è applicabile solo al caso in cui un’obbligazione doganale sorga in applicazione degli articoli 202 e 204, paragrafo 1, lettera a), dello stesso regolamento.

L’articolo 71, paragrafo 1, secondo comma, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che il furto di merci detenute in regime di deposito doganale fa sorgere il fatto generatore e l’esigibilità dell’imposta sul valore aggiunto.

Allegati:
Corte – 2013 – Causa C273_12 – Sentenza – 11.07.2013
Corte – 2013 – Causa C273_12 – Domanda di pronuncia – 4.6.2012

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