Roma, seminario: “L’accertamento definito in dogana”

settembre 21, 2017 scritto da ·

Il Consiglio Territoriale di Roma, nell’ ambito del Programma per la Formazione Continua, informa gli iscritti del seguente seminario:

Data Seminario: 28 settembre 2017

Orario Inizio: 10.00

Luogo Seminario: Ufficio Delle Dogane Di Roma 1

Indirizzo: Via Del Commercio 25/27

Città: Roma

Titolo del Seminario: “L’accertamento definito in dogana”

Crediti Formativi Riconosciuti: 2

Obiettivo:

Aggiornamento professionale ed analisi delle novità introdotte dal CDU nella procedura dell’accertamento doganale

Programma:

Il valore nel nuovo Codice Doganale – Problematiche tecniche

Documenti allegati2017 – Formazione- Roma – 28 settembre – programma

Cagliari, Seminario: “Regole negli scambi internazionali”

settembre 19, 2017 scritto da ·

Il Consiglio Compartimentale di Cagliari, nell’ ambito del Programma per la Formazione Continua, informa gli iscritti del seguente seminario:

Data Seminario: 7 ottobre 2017

Orario Inizio: 9,00

Orario Termine: 13,00

Luogo Seminario: T.Hotel

Indirizzo:  Via dei Giudicati, 56

Città: Cagliari

Titolo del Seminario: “Regole negli scambi internazionali”

Crediti Formativi Riconosciuti: 5

Documenti Allegati: 

2017 – Formazione- Cagliari – 7 ottobre – presentazione

2017 – Formazione- Cagliari – 7 ottobre – modulo adesione

Modifiche al Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447

settembre 12, 2017 scritto da ·

Con la nota prot. 89161/RU dell’1 agosto 2017, l’Agenzia delle Dogane segnala che sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea serie L149 del 13 giugno 2017 è stato pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) 2017/989 della Commissione dell’8 giugno 2017, il quale ha apportato alcune rettifiche e modifiche al Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447 (RE) (recante modalità di applicazione di talune disposizioni del Codice doganale dell’Unione), applicabile dal 14 giugno 2017.

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2017/989 elenca all’articolo 1 le rettifiche, mentre l’articolo 2 indica le modifiche al R.E. 2015/2447 divenute necessarie a seguito dei mutamenti del quadro giuridico connesso ai procedimenti doganali, intervenuti dopo l’adozione del suddetto Regolamento (UE) 2015/2447.

Tra le modifiche si segnalano quelle all’articolo 62 R.E., rubricato “Dichiarazione a lungo termine del fornitore”. Tale disposizione è stata semplificata e riformulata per consentire al fornitore di rilasciare un’unica dichiarazione che copra sia le merci consegnate entro la data del rilascio della dichiarazione che quelle consegnate dopo tale data. In particolare, il testo dell’art. 62 R.E., prevedeva che le dichiarazioni a lungo termine del fornitore potessero coprire, alternativamente, un periodo nel passato – fino ad un massimo di 12 mesi antecedenti rispetto alla data di compilazione, coincidente con la data di fine validità del periodo coperto – oppure un periodo nel futuro – fino ad un massimo di 24 mesi. Ciò, in concreto, poteva comportare una situazione in cui, nel corso dello stesso anno, potevano essere richieste al fornitore due distinte dichiarazioni, con diversi periodi di validità.

La nuova disposizione, invece, prevede un’unica dichiarazione a lungo termine, con durata massima di 24 mesi, che copre sia le merci già consegnate entro la data di rilascio della dichiarazione, sia quelle che saranno consegnate dopo tale data. La norma modificativa precisa, altresì, che la dichiarazione a lungo termine dovrà riportare tre date: quella in cui la dichiarazione è compilata (data di rilascio); quella di inizio del periodo di validità (data di inizio), che non può essere anteriore a 12 mesi prima della data di rilascio o posteriore a 6 mesi dopo tale data; quella di termine del periodo (data di termine), che non può essere posteriore a 24 mesi dopo la data di rilascio.

Modifiche sono apportate anche all’articolo 68 R.E., rubricato “Registrazione degli esportatori fuori dall’ambito dell’SPG dell’Unione”. La nuova disposizione prevede che un documento relativo all’origine, nell’ambito di regimi preferenziali con un Paese terzo in cui si applica il sistema degli esportatori registrati REX (ad esempio l’Accordo UE/Canada -CETA, non ancora entrato in applicazione provvisoria), può essere compilato esclusivamente da un esportatore registrato dall’autorità doganale di uno Stato membro. Sono tuttavia previste due deroghe: 1) qualora il regime preferenziale applicabile non lo precisi, il valore soglia fino al quale un esportatore non registrato può compilare il predetto documento è pari a 6.000 Euro per ciascuna spedizione; 2) fino al 31 dicembre 2017, un documento relativo all’origine potrà essere compilato da un esportatore non registrato a condizione che quest’ultimo abbia lo status di esportatore autorizzato nell’Unione.

La nuova versione dell’articolo 69, par. 2, R.E., rubricato “Sostituzione delle prove dell’origine preferenziale rilasciate o compilate fuori dall’ambito dell’SPG dell’Unione”, prevede inoltre quale prova di origine sostitutiva di un certificato di circolazione EUR 1, di un altro certificato di origine rilasciato da una PA, di una dichiarazione di origine o una dichiarazione su fattura, il rilascio o la compilazione di uno dei seguenti documenti:

(a) una dichiarazione di origine sostitutiva o una dichiarazione su fattura sostitutiva compilate da un esportatore autorizzato che rispedisce la merce;

(b) una dichiarazione di origine sostitutiva, una dichiarazione su fattura sostitutiva o un’attestazione di origine sostitutiva compilate da qualsiasi rispeditore delle merci, se il valore totale dei prodotti originari della partita iniziale da frazionare non supera il valore soglia applicabile;

(c) una dichiarazione di origine sostitutiva, una dichiarazione su fattura sostitutiva o un’attestazione di origine sostitutiva compilate da qualsiasi rispeditore delle merci, se il valore totale dei prodotti originari della partita iniziale da frazionare supera il valore soglia applicabile e il rispeditore allega una copia della prova di origine iniziale alla dichiarazione di origine sostitutiva, alla dichiarazione su fattura sostitutiva o all’attestazione di origine sostitutiva;

(d) un certificato di circolazione EUR 1 rilasciato dall’ufficio doganale sotto il cui controllo sono poste le merci, a condizione che il rispeditore non sia un esportatore autorizzato o un esportatore registrato e non consenta che una copia della prova iniziale sia allegata alla prova sostitutiva, e che il valore totale dei prodotti originari spediti inizialmente superi il valore soglia applicabile al di sopra del quale l’esportatore, per fornire una prova sostitutiva, deve essere esportatore autorizzato o registrato;

(e) una attestazione di origine sostitutiva compilata da un esportatore registrato che rispedisce la merce.

Per gli ulteriori dettagli, si rinvia al testo della nota.

La Nota è disponibile al seguente  link

Il Regolamento è disponibile al seguente  link

Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.

settembre 12, 2017 scritto da ·

L’Agenzia delle Dogane, con la nota prot. 75042/R.U. del 5 luglio 2017 richiama l’attenzione in ordine all’avvenuta pubblicazione, in GURI n. 31/L del 23 giugno scorso, della legge 21 giugno 2017, n. 96, che ha convertito, con modificazioni, il decreto legge 24 aprile 2017, n. 50 recante “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”, che tra l’altro apporta alcune modifiche all’articolo 17 bis del D.lgs. n.546/1992, concernente disposizioni in materia di reclamo e mediazione.

In primo luogo la nota evidenzia che l’articolo 10, comma 1, del suddetto decreto legge ha innalzato il valore delle liti reclamabili di cui al citato articolo 17 bis, comma 1, da ventimila a cinquantamila euro. Il successivo comma 2 ha poi prescritto che detto innalzamento del valore delle liti reclamabili trova applicazione per gli atti impugnabili notificati a decorrere dal 1° gennaio 2018.

Il comma 3, inoltre, estende anche agli agenti della riscossione, che concludono la mediazione o accolgono il reclamo, l’applicabilità delle disposizioni recate dall’articolo 29, comma 7, del decreto legge n.78/2010, convertito, con modificazioni dalla legge n.122/2011, ove viene previsto che, in tali ipotesi, la responsabilità di cui all’articolo 1,comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, è limitata alle ipotesi di dolo.

Infine, il comma 3 bis dell’articolo 10, introdotto in sede di conversione del decreto legge n.50/2017, esclude espressamente dalla mediazione i tributi costituenti risorse proprie tradizionali di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettera a) della Decisione 2014/335/EU, EURATOM del Consiglio del 26 maggio 2014.

La nota ricorda che in ordine a tale esclusione alcune precisazioni erano state già fornite con la circolare n.21/D del 23 dicembre 2015 (cfr. punto 3, pag.20) e confermate, a seguito di consultazione con l’Avvocatura Generale dello Stato, al punto 3) della nota 118196 del 28.10.2016.

La nota infine chiarisce alcune problematiche di natura interpretativa sorte a seguito dell’entrata in vigore delle disposizioni recate dal D.lgs. n.156 del 24 settembre 2015, recante: “Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6 e 10, comma 1, lettere a) e b) della Legge 11 marzo 2014, n.23”, si era provveduto a consultare l’Avvocatura Generale dello Stato.

Ad integrazione della menzionata nota prot. 118196 del 28.10.2016, si precisa che il comma 2 dell’articolo 17 bis del D.Lgs. n.546/1992 prescrive che il ricorso notificato non è procedibile fino alla scadenza del termine di novanta giorni decorrenti dalla data di perfezionamento della notifica del medesimo, termine ultimo entro il quale deve concludersi la fase amministrativa.

Qualora la fase amministrativa del reclamo/mediazione dovesse definirsi con un provvedimento notificato al contribuente prima dei novanta giorni, quest’ultimo potrà costituirsi in giudizio nei trenta giorni successivi alla scadenza dei novanta giorni, mentre l’Agenzia ne avrà a disposizione sessanta, sempre decorrenti dalla scadenza dei novanta giorni. In tal senso devono, quindi, ritenersi superate le istruzioni impartite a pag.21 della Circolare n.21/D, laddove era stato indicato che, qualora la fase amministrativa si fosse conclusa con un provvedimento notificato al contribuente prima della scadenza dei novanta giorni, quest’ultimo avrebbe avuto l’onere di costituirsi in giudizio entro trenta giorni decorrenti dal perfezionamento nei suoi confronti della notificazione dell’atto con il quale si era chiusa la fase amministrativa.

In secondo luogo, in relazione al contenuto dell’accordo di mediazione, viene ricordato che lo stesso deve contenere gli importi, i termini e le modalità di pagamento (unica soluzione o rateazione). Al riguardo, al fine di scongiurare possibile contenzioso, occorre prevedere, in sede di definizione dell’accordo di mediazione con il contribuente, specifiche clausole pattizie nelle quali sia precisato che le spese sostenute per la conclusione dell’accordo debbano essere interamente compensate tra le parti.

 La Nota è disponibile al seguente  link

 

Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili.

settembre 12, 2017 scritto da ·

La nota prot. 71066/RU/2017 del 15 giugno 2017 dell’Agenzia delle Dogane fornisce alcune precisazioni riguardo l’art. 5-bis del D.L. n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla legge n. 225/2016, con il quale è stata introdotta la facoltà di comporre alcune controversie in materia di accise e di IVA afferente facendo ricorso all’espletamento di una procedura transattiva in grado di portare ad una possibile definizione delle liti fiscali pendenti alla data di entrata in vigore della predetta legge di conversione.

L’Agenzia specifica innanzitutto che la norma si applica al contenzioso ingeneratosi per fatti posti in essere antecedentemente al 1° aprile 2010, principalmente con riferimento ai giudizi tributari derivanti dall’applicazione dell’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, nella formulazione in vigore fino alla predetta data, che disponeva, ai fini dell’abbuono dell’accisa in caso di perdita o distruzione dei prodotti in regime sospensivo, l’equiparazione al caso fortuito ed alla forza maggiore dei fatti dolosi o colposi compiuti da terzi purché gli eventi verificatisi non fossero riconducibili a fatti imputabili al soggetto passivo a titolo di dolo o colpa grave. In sostanza, veniva ammesso l’abbuono dell’imposta in favore del soggetto passivo nell’ipotesi in cui il procedimento penale instauratosi si fosse concluso con decreto di archiviazione o sentenza irrevocabile da cui non risultasse il coinvolgimento del medesimo. Restava fermo il recupero dell’imposta nei confronti degli effettivi autori del reato.

Invero, la controversa applicazione della norma ha comportato l’insorgere di contenzioso, ancora non definitosi, che potrebbe trovare ora soluzione nella composizione transattiva.

Peraltro, a decorrere dal 1° aprile 2010 il recepimento della direttiva 2008/118/CE ha determinato la modifica dell’art. 4 del Testo Unico delle Accise e il conseguente venir meno del riconoscimento dell’abbuono di accisa per fatti dolosi o colposi compiuti da terzi, precludendo in radice l’instaurarsi di nuovi contenziosi.

La seconda condizione individuata dal legislatore perché si possa accedere alla transazione è che il soggetto obbligato eserciti la facoltà di offrire in pagamento una somma pari almeno al 20% dell’importo dovuto a titolo di accisa e IVA afferente. La misura del 20% costituisce il limite minimo, prescritto dalla legge, pertanto il soggetto obbligato può proporre in pagamento una percentuale del tributo dovuto pari o superiore al predetto limite, ferma restando la non debenza di interessi, indennità di mora e sanzioni.

Il soggetto obbligato ha inoltre la possibilità di procedere al pagamento di quanto definito per effetto dell’atto transattivo attraverso due modalità tra loro alternative:

      in un’unica soluzione, entro 60 giorni dalla stipula della transazione;

      in rate annuali, di pari ammontare, di numero non superiore a 7, con la corresponsione degli interessi nella misura stabilita dall’art. 1284 c.c. maggiorata di 2 punti.

Qualora i fatti che hanno ingenerato il contenzioso tributario ammissibile a transazione abbiano determinato l’instaurazione di un procedimento penale, lo stesso deve essersi concluso, “senza che sia stata pronunciata una sentenza di condanna passata in giudicato in cui sia riconosciuto dolo o colpa grave dello stesso soggetto obbligato”. 
Per quanto riguarda le fasi prodromiche alla transazione, la nota precisa che l’Agenzia non è vincolata per legge ad accettare ogni e qualsiasi proposta proveniente dalla controparte, dovendo e potendo liberamente determinarsi a concludere il contratto transattivo. Non si è infatti in presenza di un “condono”, ma, sempre sulla base della formulazione letterale della norma, ad una “transazione”, caratterizzata da reciproche concessioni […] ». 
Per ulteriori dettagli si rimanda al testo della nota

La Nota è disponibile al seguente  link

 

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